top of page
Leaf Pattern Design
Immagine WhatsApp 2023-08-07 ore 00.20.15.jpg
Francesca al tg.jpeg

Articoli e News

Approfondimenti e testimonianze in tempo più o meno reale

1923: la nascita della Repubblica di Turchia. Da Costantinopoli ad Ankara quale futuro?”. Alla Libreria Militare di Milano, la presentazione del libro di Roberto Sciarrone

Bravi Ragazzi”, il libro di Romana Ando’. Un’indagine sul mondo sommerso dell’adolescenza maschile

Loreto, La Santa Casa della redenzione Riflessioni sulla Basilica e la sua storia

Egidio, storia di un santo conteso. A Orte le celebrazioni 2024 tra Medioevo e Cinema

Falcone e Vespaziani, il libro di Amalia Mancini. Un profondo sodalizio di anime nella lotta alla mafia

Insieme per tutelare l’ambiente A Roma il Greenaccord insieme per tutelare l’ambiente

Le “Tre Età” tra le vie di Ostia Antica

Il Giubileo come rinascita.  Un cammino culturale, spirituale, simbolico

Rosa, la passione religiosa come passione civile. Una santa nel cielo di Viterbo

Francesco, “alter Christus”. Povertà, fratellanza e pace, eterne maestre del mondo                                                                                      

ASSISI (PERUGIA) – La città umbra, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, centro di pace e spiritualità francescana, sta vivendo un periodo di “grazia” eccezionale, di straordinaria rilevanza spirituale e culturale.

Il 21 febbraio, in occasione degli ottocento anni della “Pasqua”, il passaggio dalla vita terrena a quella celeste, le spoglie mortali di san Francesco sono state esposte al pubblico. Il corpo spostato dalla tomba, situata nella cripta, è deposto ai piedi dell’altare papale della chiesa inferiore della Basilica, dove resterà per la venerazione dei fedeli fino al 22 marzo 2026. Finora non era mai stato esposto visibilmente ai fedeli, era stato oggetto di ispezioni o “ricognizioni” a porte chiuse.

La Chiesa cattolica richiede un certificato di autenticità ecclesiastica per l’esposizione pubblica. Il culto pubblico, infatti, è permesso soltanto per le reliquie che si riferiscono ai santi o ai beati riconosciuti ufficialmente tali dalla Santa Sede. Gli oggetti devono essere autenticati, e tale facoltà compete esclusivamente ai cardinali, agli ordinari ed agli altri ecclesiastici, cui sia stata conferita da un indulto apostolico. Il corpo dei santi, in special modo, nella tradizione cattolica è venerato come reliquia insigne, considerato “tempio vivo dello Spirito Santo” e segno terreno della grazia divina. Spesso conservati in reliquiari o urne, possono presentare il fenomeno dell’incorruttibilità, interpretato come segno miracoloso di santità.

Molti santuari si costruiscono attorno alla conservazione di tali reliquie, rendendole punti di riferimento per la preghiera, come nel caso di santa Rita a Cascia (Perugia) o di san padre Pio a San Giovanni Rotondo (Foggia). 

Nel 2023, il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, avanzò la proposta dell’ostensione delle spoglie, un’iniziativa che ebbe subito il placet dell’allora vescovo di Assisi Domenico Sorrentino, la benedizione di Sua Santità papa Francesco, e si è concretizzata grazie all’approvazione concessa dal Santo Padre Leone XIV tramite la Segreteria di Stato vaticana. Custodire il corpo del santo è un modo per fare memoria che trascende il semplice ricordo storico.

 

Molti cristiani, uno in Cristo. Il primo anno di Leone XIV

 

ORTE (VITERBO) – L’ispirazione venuta da Agostino

L’elezione di papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, ha segnato un evento storico: per la prima volta un frate dell’Ordine di Sant’Agostino è salito al soglio pontificio.Alcuni dei recenti pontefici nelle loro encicliche, nei loro discorsi e nelle loro omelie, avevano fatto un costante richiamo all’eredità agostiniana: in special modo, Pio XI, Leone XIII, san Paolo VI e Benedetto XVI. Il vescovo di Ippona è maestro anche per il nostro tempo, la cui visione di fede e ragione e di ricerca costante di Dio continuano ad essere valide nella Chiesa contemporanea.L’Ordine di Sant’Agostino è una delle famiglie religiose più antiche della Chiesa. Gli agostiniani si distinguono per alcune caratteristiche fondamentali: innanzi tutto la grande devozione a Maria, la dedizione agli studi, in particolare le discipline della filosofia e della teologia, la loro attività educativa e missionaria e la presenza nelle periferie, tra i poveri, gli anziani, i migranti e gli emarginati. La santità agostiniana è radicata nella dimensione comunitaria, nella conversione interiore e nell’impegno concreto nei confronti del prossimo. Secondo la teologia e la regola agostiniana, infatti, non c’è vera santità senza comunità, senza trasformazione interiore e senza carità attiva. Nel pontificato di papa Leone l’eredità agostiniana si riflette in tre capisaldi: interiorità e ricerca di Dio, servizio pastorale e impegno sociale. Nei suoi discorsi e nelle sue riflessioni ricorre spesso il richiamo all’interiorità. In uno dei suoi primissimi Angelus, pronunciato alla finestra del Palazzo Apostolico in Piazza San Pietro, egli ha detto che occorre coltivare nel nostro cuore il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno, e mettere al primo posto la relazione col Signore, coltivare il dialogo con Lui. «Allora Egli ci renderà suoi operai e ci invierà nel campo del mondo come testimoni del suo Regno».

Continuità e nuovo carattere

Leone XIV ha raccolto il testimone di Francesco. Nel suo Discorso al Collegio Cardinalizio del 10 maggio 2025 sottolineò la sua intenzione di proseguire sul cammino già intrapreso dal suo predecessore sulla scia del Concilio Vaticano II. “Papa Francesco – egli disse – ne ha richiamato e attualizzato magistralmente i contenuti nell’Esortazione apostolica  “Evangelii Gaudium”, di cui voglio sottolineare alcune istanze fondamentali: il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio  la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana); la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi, degli scartati; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà”. Ed ha proseguito spiegando la sua scelta del nome Leone XIV: “Proprio sentendomi chiamato a proseguire in questa scia, ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica “Rerum novarorum”, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Archivio Articoli

ARCHIVIO

ARTICOLI

firmati da Francesca Maccaglia

I miei articoli più recenti

bottom of page